Le cifre medie di mercato aggiornate al 2026, i costi ricorrenti che spesso nessuno dichiara e le trappole da riconoscere prima di firmare un preventivo.
Aggiornato: luglio 2026
Sono un developer di Palermo e questa è la domanda che mi sento fare più spesso: «ma quanto costa, davvero, un sito?». La risposta sincera è «dipende» — ma «dipende» non aiuta nessuno a decidere. Così ho messo in fila i prezzi medi di mercato in Italia, spiegando da cosa nasce la differenza tra un preventivo da 600 € e uno da 6.000 €, cosa è giusto pagare ogni anno e quali clausole devono farti alzare le antenne.
| Soluzione | Prezzo medio | Per chi ha senso |
|---|---|---|
| Fai-da-te con un builder (Wix, Squarespace, WordPress.com…) | 0–300 €/anno | Attività appena nate, budget vicino allo zero |
| Sito vetrina da freelance (3–6 pagine) | 500–1.500 € | Piccole attività locali che vogliono un lavoro curato |
| Sito vetrina da agenzia | 1.500–5.000 € | Brand strutturati, con design, copy e strategia inclusi |
| Sito con prenotazioni o funzioni su misura | 1.500–4.000 € | B&B, studi medici, palestre, ristoranti |
| E-commerce | 2.000–10.000 €+ | Chi vende online sul serio, con catalogo e pagamenti |
Sono medie indicative (2026): ogni progetto fa storia a sé. Un ristorante con menù in tre lingue e una pagina per le prenotazioni non costerà mai quanto la vetrina di un artigiano con cinque pagine e un modulo contatti.
Per capire la differenza tra le fasce con esempi concreti: un sito vetrina è una presentazione ben fatta, come questa demo per un'impresa edile; un sito con funzioni su misura aggiunge logica, come il calendario di prenotazioni di questa demo per un B&B; un e-commerce deve gestire anche catalogo, carrello e pagamenti. Altri esempi navigabili sono nella pagina progetti.
Il sito si paga una volta; queste voci tornano ogni anno. Sono piccole, ma vanno messe in conto — e soprattutto vanno intestate a te:
«Sito a 80 € al mese, nessun anticipo»: dopo tre anni hai speso quasi 3.000 € per una vetrina che ne valeva 1.000, e se smetti di pagare il sito sparisce. Il noleggio può avere senso solo se include lavoro vero e continuativo (contenuti, campagne, aggiornamenti), non come formula per non dirti il prezzo pieno.
Se il dominio è intestato al fornitore e non hai accesso a hosting e contenuti, non possiedi niente: il giorno in cui vuoi cambiare, riparti da zero — indirizzo compreso. Prima di firmare, chiedi sempre: «il dominio è registrato a mio nome? Se domani ci lasciamo, cosa porto via?».
Non c'è nulla di male in un buon template: il problema è pagarlo come un progetto su misura. Se il preventivo è da fascia agenzia, è legittimo aspettarsi design pensato per te, non lo stesso tema con logo e colori cambiati che usano altre dieci attività della tua città.
Va detto senza snobismo: se la tua attività è appena partita e ti servono solo orari, indirizzo, qualche foto e un bottone WhatsApp, una scheda Google Business Profile curata (gratuita) più una pagina fatta con un builder possono bastare per i primi tempi. Tanti bar e piccole botteghe della città lavorano benissimo così. Il salto a un sito professionale ha senso quando vuoi essere trovato per ricerche precise, prendere prenotazioni, o quando l'immagine «fai-da-te» inizia a costarti clienti.
Per una vetrina, in media 2–6 settimane dalla conferma; un e-commerce o un progetto su misura può richiedere 2–3 mesi. Il vero collo di bottiglia quasi sempre non è il codice: sono i contenuti — testi, foto, listini — che devono arrivare da te.
Dipende da chi lo aggiornerà. WordPress conviene se vuoi modificare testi e pubblicare articoli in autonomia; in cambio richiede manutenzione costante. Un sito statico su misura è più veloce, più sicuro e quasi a costo zero di gestione, ma per ogni modifica serve chi ci mette le mani. Nessuno dei due è «meglio» in assoluto: diffida di chi propone sempre la stessa soluzione a tutti.
Se è fatto per farsi trovare, sì. Un B&B che compare per «dove dormire a Palermo centro» ripaga il sito con una manciata di prenotazioni dirette, senza commissioni ai portali. Un sito bello ma invisibile su Google, invece, è un biglietto da visita che nessuno legge: per questo la voce SEO nel preventivo conta più di tanti effetti grafici.
Confrontalo con le medie di questa pagina e verifica che dica chiaramente: cosa è incluso (pagine, testi, foto, SEO di base), a chi è intestato il dominio, quanto costano hosting e manutenzione ogni anno e cosa resta tuo se il rapporto finisce. Un preventivo vago sulle voci ricorrenti è il primo campanello d'allarme.
Sono di Palermo: se la tua attività è in zona, il modo più semplice per capire quanto ti costerebbe davvero il sito che hai in mente è una chiacchierata senza impegno — anche davanti a un caffè. Altrimenti scrivimi due righe: ti rispondo con un parere onesto entro 24–48 ore.
Scrivimi →